|
L'alto medioevo e la diffusione del cristianesimo
Nel periodo tardoantico la successione di invasioni barbariche
e la decadenza economica provoca distruzioni,
saccheggi e abbandoni, tanto da far perdere continuità agli
insediamenti agricoli e produttivi del territorio.
Nel 568 calano in Friuli ed in Italia i Longobardi di
Alboino che spezzano in due la regione amministrata da Aquileia
conquistando tutta la terraferma, lasciando in mano dei Bizantini
Grado, le isole della laguna e l'Istria. E' nota infatti
la poca simpatia che i Longobardi nutrivano per l'acqua.
Il territorio di Carlino viene quindi a trovarsi in una zona di
confine, sottoposto ad alterne vicende politiche e religiose, che
vedono fronteggiarsi Longobardi e Bizantini, vescovi
di Aquileia contro vescovi di Grado, ortodossia cattolica
contro lo scisma tricapitolino.
Un indizio della precoce diffusione dei messaggio cristiano nel
nostro territorio é il titolo della chiesa parrocchiale.
Il fatto che la chiesa di Carlino sia dedicata a S. Tomaso Apostolo
non costituisce certo una prova, ma certamente un possibilità
di antichità. Una possibilità che non hanno, salvo
un mutamento dei titolo, quelle chiese dedicate ad un santo vissuto
in periodo molto più tardo. S.Tomaso, quale discepolo
di Gesù, seppur famoso per la sua incredulità, diede
la vita col martirio per diffondere il vangelo in India e
fu quindi, al pari degli altri apostoli, venerato fin dai primi
tempi dei cristianesimo.
Furono appunto soprattutto gli apostoli ed i martiri i primi "santi",
ossia le prime persone prese ad esempio dalle varie Chiese per la
loro testimonianza e nominati protettori degli edifici di culto
più antichi.
Ma a quando far iniziare l'esistenza della villa di Carlins?
Se l'archeologia ci ha permesso di accertare l'insediamento dell'uomo
e lo sfruttamento dei territorio in epoca molto remota, per quanto
riguarda l'abitato vero e proprio che porta il nome friulano di
Cjarlîns, italianizzato in Carlino, il dato più
significativo e antico che ci rimane è proprio il suo nome.
E l'ipotesi più probabile per l'origine del nome, è
che provenga dal nome proprio di persona Carolus. Nome latino,
ma non dell'epoca classica; diffuso invece particolarmente nell'area
germanica. Pertanto possiamo supporre che il nome dei paese si sia
definitivamente fissato dopo l'arrivo in Friuli dei Longobardi,
nel sec. VI d.C.
Da quel momento fino al 1031 non ci sono documenti, ma è
ovvio che se in quest'ultima data Carlino é già una
villa, con il suo nome, la sua chiesa e il suo prete beneficiato,
la sua esistenza va fatta risalire ad almeno qualche secolo prima.
In quei tempi, (siamo nell'Alto Medioevo) la maggior parte delle
attuali parrocchie erano dette Cappelle, e come tali erano
filiali di quelle parrocchie di più vasto territorio, dette
Pievi, in cui esse si trovavano e con le quali avevano in
comune la storia. Una di queste Cappelle era Carlino, che
veniva compresa ed era filiale della Pieve di Marano con
cui ebbe per più secoli indivisa la storia ecclesiastica
e civile.
Di Marano è certa la sua antichissima esistenza: già
nel 590 è sede del Concilio scismatico convocato
dal patriarca Severo con la presenza di più vescovi.
La Pieve deve essere stata istituita forse fin dal V secolo:
in generale, nel patriarcato di Aquileia, le pievi esistevano certamente
nell'VIII secolo. Così Marano. E con Marano anche quel territorio
che, come altre pievi, mantenne costantemente lungo i secoli posteriori,
come ci viene indicato da un documento dell'anno 1422, in
cui vengono minuziosamente elencate tutte le pievi della Diocesi
con le loro rispettive filiali. In quel documento la Pieve di
Marano comprende le filiali di Carlino e di San Gervasio.
Tornando alle vicende che interessano tutta l'Italia, vediamo che
nel 774 Carlo, re dei Franchi, sconfigge i Longobardi
asserragliati a Verona e a Pavia Viene sancita la fine del Regno
Longobardo cui si sostituisce il dominio dei Franchi.
Il Friuli, dopo un periodo piuttosto duro per guerre e rivolte,
grazie alla sua posizione strategica, diventa oggetto delle attenzioni
di Carlo Magno. Questi intuisce subito la possibilità
di appoggiarsi al prestigio del Patriarca di Aquileia, specialmente
dopo che sulla cattedra aquileiese sale Paolino, grammatico
cividalese che già aveva seguito il futuro imperatore del
Sacro Romano Impero alla corte di Aquisgrana.
Da allora abbiamo una lunga serie di riconoscimenti e donazioni
imperiali a favore dei patriarchi di Aquileia. Lo stesso Carlo
Magno riconosce, con due successivi diplomi, i possessi della
chiesa aquileiese e le donazioni ottenute dai Longobardi: ville,
corti, senodochi, monasteri.
Per
quanto riguarda il nostro territorio, fin dal 967, da Ravenna,
l'imperatore Ottone I aveva fatto dono al Patriarcato,
ossia alla Chiesa di Aquileia, nella persona del suo presule
Rodoaldo, di un largo tratto di territorio, di gran parte
cioè del Friuli, come dice il Liruti; e questo verso
il mare.
Nell'anno 1029, il 12 ottobre, l'imperatore Corrado
II aveva rilasciato un diploma a favore della Chiesa aquileiese
"in cui viene donata al patriarca Popone di Aquileia una
sterminata selva, che si stendeva dal fiume Isonzo al mare: dalla
strada degli Hungheri sino ad altro fiume, arrivava ai fiumi Naone,
alla Meduna e alla Livenza; e da qui si estendeva sino all'entrata
di questo ultimo fiume in mare".
E' certo che in questo largo tratto di territorio delle predette
donazioni fosse compreso anche Carlino e Marano. Infatti, Popone,
esercitando il suo alto dominio, dimostrando cioè di averne
piena disponibilità, in data 13 luglio 1031, ('indomani
della consacrazione della sua nuova basilica aquileiese, dona a
sua volta un largo tratto di quel territorio in donazione al Capitolo
di Aquileia da lui costituito o ampliato col celebre diploma, o
privilegio, di qui ora discorriamo. In esso dà al Capitolo
le decine, le giurisdicenze e altri diritti sopra i paesi ivi nominati:
Mereto, altro Mereto (forse Melarolo), Palmata, Ronchi (di Palmata),
Ronchiettis, San Lorenzo (di Sottoselva), Ontagnano, Felettis, Bicinicco,
Santo Stefano, Clauiano, Castions (di Strada) , Morsano, S. Andrat,
Gonars. Poi segue: " Villam, etiam, de Mariano, et Villam
de Carlins, et Villam S. Georgii, cum omnibus redditibus suis, una
cum omnibus finibus et pertinentiis suis, cum campis, vineis, pratis,
pascuis, cultis et incultis, cum aquis, aquarum de cursibus ac molendinis,
insulis, a mari, et a flumine, quod dicitur Cornum, usque ad aquam
quae dicitur Arvuncuns, cum paludibus, et piscationibus, cum silvis,
et venationibus, mihi et sucessoribus meis omni utilitate subiata,
eis perpetualiter habendas concessi". Segue immediatamente
questo notabile periodo: "Trado insuper eis (al canonici)
in omninbus supradictis beneficiis eorum ecclesias baptismales cum
cappellis sibi pertinentibus, et ut Praepositus eorum de ceteris
eius largiuns ministrare valeat ipsas ecclesias, ad suam utilitatem
retineat et habeat".
Benché il diploma possa lasciare intendere che vi fossero
altre cappelle dipendenti dalla Pieve o in esse comprese, con paesello
relativo o senza, ma senza beneficio fondato, quando usa le frase
"In omnibus supradictis beneficiis", dà
abbastanza chiaramente a capire che Carlino, già nominato,
era già un discreto paesello, non solo, ma che aveva già
la sua chiesa filiale, sia pure senza battistero, col titolo di
San Tommaso Apostolo. Aveva inoltre un beneficio già costituito,
quindi un prete beneficiato. Certamente tale situazione esisteva
già prima di Popone, forse da qualche secolo.
I doveri del cappellano verso la Pieve consistevano per lo
più nell'obbligo di intervenire alla chiesa matrice nelle
principali solennità, nelle officiature per i defunti, e
nelle funzioni della settimana santa. Quest'ultimo fu il più
tenace ad essere mantenuto.
Pagina successiva...
|