Storia

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Annessione all'Italia

E' necessario sottolineare che Carlino, dal 1516 fino al 1866, tranne la parentesi napoleonica, fu sempre sotto il dominio austriaco. Ciò fu motivo di quelle interminabili e secolari liti (forse ancora non del tutto sopite) con Marano veneta: per i confini, per il possesso dell'Isola di S.Pietro, per i diritti di pesca sulla laguna, e soprattutto a causa di Maranutto. Era questo un fortilizio arciducale in territorio di Carlino a soli 700 metri dalle mura di Marano, che controllava l'unica strada di collegamento della fortezza veneziana con la terraferma imponendo elevati dazi alle merci in transito. Una vera spina nel fianco di Marano. Nel 1616, durante la guerra di Gradisca, la prima cosa che fecero i veneziani fu di radere al suolo il Maranutto ma, non appena terminate le ostilità, i carlinesi, sempre fedeli all'Austria, ricostruirono un più modesto portone per controllare ed imporre i consueti esosi dazi.

Nonostante questi continui scontri, normali tuttavia per un luogo di confine, Carlino godette di quella buona e oculata amministrazione degli Asburgo che fece della Contea di Gorizia, cui Carlino apparteneva, uno dei territori economicamente più fiorenti dell'Impero. Differenziandosi dal resto del Friuli veneto, il Goriziano, con la sua agricoltura fiorente e con una buona base produttiva basata sull'industria serica, trascorse una vita tranquilla per tre secoli e mezzo. Il che giustifica in qualche misura l'unanime e sconfinata devozione che nobiltà, clero e popolo professarono verso la Casa regnante, almeno fino alla morte di Maria Teresa. Alla Contea di Gorizia furono dati ordinamenti nuovi, modellati su quelli già in vigore nelle altre province austriache. Il territorio fu diviso in Capitanati e fu creato un Parlamento regionale.

Carlino fu assegnato al Capitanato di Castel Porpetto. Molto buona fu la situazione economica anche durante la signoria degli Eggemberg sulla principesca Contea di Gradisca. I principi di Gradisca, cui Carlino appartenne per 70 anni, razionalizzarono l'amministrazione della contea, coniarono moneta, investirono molto denaro per migliorare l'agricoltura e le attività produttive, iniziarono opere di bonifica. Certamente Carlino, immerso tra i sui boschi e al limite delle paludi, beneficiò solo marginalmente di quel risveglio economico e culturale.

Ci sono tuttavia alcune prove che, pur nei limiti di una villa rurale, dimostrano che questo fu per il paese un periodo di crescita economica e culturale significativo: nel '700 sono presenti a Carlino diverse famiglie nobili (Zanutta, Tonelli, Vicentini, Di Chiara); vi esercitano la professione due notai Zanutta; oltre al parroco ci sono 4 cappellani (uno coadiutore del parroco, uno a S.Gervasio, uno a S.Domenico al Casino, uno mansionario dei Zanutta nella Chiesa di S.Rocco che sorgeva al centro dell'omonima piazza) e altri tre o quattro sacerdoti residenti; i conti Novelli di S.Giorgio, nobilitati anch'essi dagli Asburgo, procedono a grossi miglioramenti fondiari della loro vasta proprietà sita tra la strada di Marano e la Savolona, appoderando i terreni e costruendo numerosi casali; i boschi e i pascoli comunali integrano l'economia dei piccoli proprietari e permettono, a chi non possiede sufficiente terreno, la sopravvivenza; viene eretto un "ospitale" cioè una casa per poveri ed ammalati; sorgono, in seguito a lasciti, alcune fondazioni pure per il sostentamento dei poveri: ben tre ruote girano incessantemente nel mulino sullo Zellina.
L'edilizia religiosa poi, che nella chiesa parrocchiale ha l'esempio più significativo per mole (in relazione agli abitanti) e ricchezza di arredi ed opere d'arte, dimostra certamente il discreto livello economico, sociale e culturale raggiunto dalla comunità di Carlino in quel favorevole periodo.