Storia

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Il Dominio Veneziano

Nel 1420 Carlino, seguendo le sorti di tutto il Friuli, viene occupata dalle truppe venete e di fatto passa sotto il dominio dalle Repubblica Veneta.
Nel 1445 il patriarca d'origine veneziana Ludovico Trevisan accetta il concordato imposto da Venezia, mediante il quale, in cambio di alcuni benefici economici e alcune giurisdizioni feudali, viene a cessare di diritto il potere politico del patriarcato e quindi viene ad essere cancellato lo stato friulano patriarcale. Rimarrà invece al patriarca il potere religioso sulla vasta diocesi di Aquileia, anche dopo la divisione del Friuli tra Venezia e l'Austria. Fu anche questa comune amministrazione ecclesiastica che contribuì a mantenere l'unità linguistica, artistica e culturale tra le due parti del Friuli. La Serenissima Repubblica rispettò i privilegi concessi dai patriarchi e gli ordinamenti amministrativi già esistenti, rispettò i feudi esistenti, continuando a darne l'investitura ai signori che già li tenevano, rispettando anche la forma di governo che ciascuna villa aveva, con i relativi usi e costumi.
A Carlino nel 1473 troviamo che il curato beneficiato è un certo P. Tomaso. Durante la reggenza di costui, su istanza del Pievano, il Vicario patriarcale Buzio de Palmulis intima a tutti i preti, tanto beneficiati, che residenti nella Pieve di Marano, di non immischiarsi in qualsiasi modo in ciò che spetta alla cura delle anime e all'amministrazione dei sacramenti, se non in quanto veniva concesso dal pievano, sotto pena di censura o di grossa multa.

Tra il 1472 e il 1499 il Friuli è percorso delle invasioni dei Turchi, che in più riprese devastarono le ville e le campagne friulane, razziando, incendiando e trascinando via migliaia di prigionieri. L'esercito veneziano e i feudatari rimasero del tutto inerti, asserragliati nelle città e nei castelli, senza opporre alcuna azione di contrasto. Fu una pagina terribile della storia friulana, cui probabilmente Carlino non rimase estraneo.
Intanto nel 1479, il 30 di agosto, viene investito del Beneficio di Carlino P. Domenico da Drivasto, il quale era prima curato di Teor e di Rivignano. Nel 1483 il predetto P. Domenico da Drivasto rinuncia al Beneficio di Carlino per diventare beneficiarlo della Cappella di S. Vito di Marano. Ciò avvenne in seguito ad uno scambio di beneficio. Infatti, il suo successore nel Beneficio di Carlino fu un certo P. Stefano da Udine, che prima fu vicario, ossia officiante (non pievano) in Palazzolo, poi per un anno cappellano a S. Vito di Marano, poi curato a Carlino e successore del Drivasto, col quale, in data 1483, aveva stipulato un "concordio", sopra i frutti dei benefici scambiati.

Nel 1496, il 13 aprile, fu investito del beneficio di Carlino P. Zaccaria Bianco. Al tempo di costui, P. Sebastiano da Padova, pievano di Marano, ebbe a lamentarsi che gli abitanti di Carlino, al contrario di ciò che era già stato stabilito, non davano tutto il quartese dovuto al pievano sui terreni posti nel territorio della pieve, ma ne davano una parte al prete di Carlino. Si comportavano così anche gli abitanti di Muzzana. Sono i primi segnali del desiderio di autonomia e di emancipazione dalla Pieve.

Nel 1505 il P. Zaccaria non può attendere alla cura delle anime "ob adversam valetudine", perché malaticcio; e gli abitanti di Carlino domandano al vicario patriarcale un provvedimento. Questi chiama tanto il pievano P. Sebastiano quanto P. Zaccaria per nominare un coadiutore e per stabilire con quali proventi si debba mantenere. Infatti, troviamo in quell'anno stesso, officiante in Carlino, un tal P. Giovanni Pantaleonis, rimanendo tuttavia sempre beneficiato il P. Zaccaria. Il P. Giovanni Pantaleonis deve essere durato poco perché nello stesso anno 1505 troviamo officiante invece del curato un tal P. Francesco da Murano.
Nel frattempo, la scena politica in Friuli vede contrapporsi, in maniera sempre più tesa, la Repubblica di Venezia e la Casa d'Austria. Ad aggravare la situazione vi è la complicata successione della Contea di Gorizia. Infatti, 12 aprile 1500, muore l'ultimo Conte di Gorizia, Leonardo. Privo di eredi, aveva devoluto i suoi feudi alla Casa d'Austria. La Repubblica di Venezia invece rivendicava a sé i feudi goriziani e come fondamento del suo diritto, invocava di aver acquisito il potere dai patriarchi aquileiesi e di aver esercitato la sua giurisdizione anche nei confronti del Conte di Gorizia quando, nel 1424, gli aveva concesso l'investitura dei feudi.

Scoppiò un conflitto che fu denominato dai cronisti "Bellum Forojuliense" . I momenti culminati si ebbero durante gli anni 1509, 1511, e 1514.
Nel 1509 l'imperatore Massimiliano d'Asburgo, aderendo alla lega di Cambrai scese in Italia con un esercito. Venezia dovette sostenere l'attacco coalizzato delle forze papali, francesi, spagnole e imperiali. Anche Carlino portò il suo modesto contributo in questa guerra; infatti il mercoledì 12 febbraio 1511 il Luogotenente veneto Luigi Gradenigo obbligò la comunità di Carlino a custodire il castello di Porpetto nella guerra contro i tedeschi. Carlino poi divenne sede delle truppe di Piero Baldassare, Bartolomeo da Mosto e di Girolamo Savorgnan, che durante il 1514 tentarono inutilmente con lunghi assedi di riprendere la fortezza di Marano, caduta in mano austriaca l'anno precedente.

Degni di essere ricordati per la particolare crudezza sono i fatti accaduti nella vicina Muzzana durante quel 1514. Durante l'assedio di Marano da parte del veneziani i muzzanesi appoggiarono Camillo di Colloredo e ostacolarono l'approvvigionamento alla guarnigione tedesca che presidiava la fortezza. Quando quest'ultima abbandonò Marano sotto il comando di Cristoforo Frangipane per ritirarsi oltre Pontebba, volle dare una tremenda lezione ai muzzanesi. Furono cavati entrambi gli occhi a tutti gli uomini di età superiore ai vent'anni; un occhio e il taglio di tre dita a quelli di età inferiore. Inoltre tutti gli abitanti furono segnati col marchio di una croce sulla fronte.