Ambiente

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L'assetto del territorio

Gli elementi fondamentali che caratterizzano l'ambiente fisico del Comune di Carlino sono rappresentati dalle aree coltivate, dai centri abitati, dai boschi, dalle fasce fluviali e dal margine lagunare.

Il terreno è costituito da una coltre alluvionale costituita da sedimenti sabbioso-argillosi e acque abbondanti, fluenti entro alvei ben distinti e incassati nel piano o, più di rado, stagnanti per le deboli pendenze che caratterizzano il paesaggio, la cui fisionomia è stata notevolmente modificata dall'uomo.

Fino agli inizi del secolo il territorio era caratterizzato, oltre che da limitate aree coltivate a margine dei centri abitati, da estese superfici boscate, paludi e terreni periodicamente sommersi dalle acque lagunari.

Pesanti modifiche all'ambiente sono state apportate con radicali disboscamenti e, in tempi recenti, con i lavori di bonifica, che hanno stravolto l'idrografia, captando e disciplinando le acque, prosciugando e rendendo coltivabili vaste aree. Pertanto, escludendo i boschi rimasti, l'ambiente si presenta diffusamente e intensamente antropizzato. Si rileva nella geometria di strade e canali e nella regolarità degli appezzamenti agricoli.

I boschi

Bosco (seguito dalla specificazione), Boscut, Boscato, Selvamonda, Selvuzzis, ricorrono molto frequentemente nella toponomastica di Carlino rivelando la notevole presenza del bosco nel territorio. Così anche Carbonere, Ronchi, Giavàz, testimoniano attività collegate all'uso del bosco. I boschi di Carlino, assieme a pochi altri situati nei comuni vicini, rappresentano quanto oggi rimane dell'antica selva denominata "Lupanica", che nel periodo romano si estendeva tra la Livenza e I'Isonzo, interrotta solo dall'Agro di Aquileia e da modeste aree messe a coltura presso gli insediamenti agricoli.

Nel medioevo, l'abbiamo visto dalle donazione imperiali e patriarcali citate nel capitolo LA STORIA, questa sterminata selva manteneva ancora l'originaria estensione, mentre in seguito, col consolidarsi dei primi paesi, subì in misura sempre maggiore le conseguenze della fame di terra dovuta all'aumento demografico. Sia il governo veneto che quello austriaco riuscirono comunque a conservare buona parte della superficie forestale, cosicché agli inizi del nostro secolo circa la metà del territorio era ancora bosco. II quel periodo il Bosco Sacile occupava anche quasi tutta l'area dell'attuale tenuta Villabruna e si estendeva a nord fin quasi a S.Gervasio e ad ovest vino alla strada Pradulins.

L'area compresa tra la Zellina e il Corno era quasi interamente occupata da un vasto bosco esteso dall'attuale Bosco Coda di Coluna fino all'abitato di Zellina; dopo le grandi opere di bonifica ne rimasero solo pochi lembi, tra cui il Bosco Coda di Coluna e il Bosco dei Larghi; quest'ultimo poi subì nell'ultimo dopoguerra ulteriori dissodamenti, fino a ridursi alle attuali frammentate superfici dei boschi Bolderatis, Pro Quain e Venchiarate.

II grande Bosco Bando, "bosco regio camerale" ora quasi completamente scomparso, occupava tutta l'area tra la Strada Savalona e lo scolo Cernitura - fiume Muzzanella, che segnavano il confine con Muzzana, subito al di là del quale si estendeva il Bosco Coda di Manin. Nel 1970/71 venne estirpato e messo a cultura, tranne tre piccoli appezzamenti.

I boschi di Carlino quindi, ultimi lembi residui (complessivamente circa 180 Ha) dell'antica foresta, presentano ancora un aspetto ben conservato e risultano elementi alquanto caratterizzanti del paesaggio e di grande valore naturalistico.

L'agricoltura

Il territorio presenta evidenti segni di un'agricoltura di antica data organizzata per lo più in piccoli e irregolari appezzamenti nelle zone più prossime agli abitati. In queste zone i toponimi diventano frequentissimi, arrivando anche ad un nome per ogni appezzamento di terreno. Le aree agricole più esterne derivano dalla sistemazione del suolo attuata con le bonifiche della prima metà di questo secolo e dal disboscamento. Sono caratterizzate da una più ampia superficie aziendale, con campi disposti regolarmente, delimitati da strade e canali.

Le zone di nuova agricoltura sono più povere di toponimi, che restano solo per denominare non singoli appezzamenti, ma aree molto più estese, spesso con nuovi nomi. Attualmente inoltre le esigenze dell'agricoltura moderna, che si basa sulla meccanizzazione dei lavori culturali e su unità aziendali più vaste ed accorpate, sta erodendo anche il paesaggio delle zone di agricoltura tradizionale, con limitati ma continui riordini fondiari.

Si tende infatti ad eliminare le siepi, ad accorpare gli appezzamenti, e ad eliminare tutte le forme irregolari. Pensiamo a quanti toponimi a Carlino si riferiscono alla forma del campo: Angorie, Angorate, Code, Codis, Bolz, Curti, Cortato, Stuarte, Campo lungo, Mettà lunga, Manarie, Mittà tonda, Sacon, Saconiz, Spiz di ciane. Alcuni di questi sono ancora vitali, mala gran parte, con la scomparsa della forma particolare dell'appezzamento, non sono più usati. Di contro si sono affermati i nuovi nomi delle vaste aziende agricole frutto delle bonifiche e dei disboscamenti; Villabruna, Tenuta Muzzanella, Podere Isonzo, Agenzia 7, Tenuta Toppo, Casale Armellini, Az. Agr. Margreth, Valle Marcotti.